Ultima modifica: 20 Maggio 2019

“Santa Scorese”: una panchina rossa per dire NO alla violenza sulle donne

Il 18 Maggio 2019 si è tenuto il convegno dal tema “Santa Scorese, una storia incredibile”.

La giornata si è aperta con i saluti del dirigente scolastico Paolo Soldano e con la testimonianza di Alfredo Traiano, un ex convittore a cui è stata ammazzata la madre. “Di mia madre ricordo il profumo e i riccioli dei capelli”. Ha ricordato il nome e il cognome della madre, Giovanna Traiano, che fu freddata nel 2003 dal marito da cui si stava separando, a Foggia. Alfredo aveva solo quattro anni. “Non dovevi farlo, ora ti ammazzo come ti vedo”. “Non scherzo, ti scarico il caricatore in bocca”. Sono i messaggi scritti con la penna rossa ritrovati tra i fogli dell’agendina che Giovanna Traiano portava con sé gli ultimi giorni della sua breve vita. Morirà a soli 25 anni, freddata da un colpo di pistola alla nuca esploso dal marito che non accettava la separazione, davanti alla Chiesa della Beata Vergine Maria di Foggia. Era il 21 febbraio del 2003. La testimonianza del comandante della sezione anticrimine di Foggia Antonio Caricato, che arrestò personalmente Gianluca Matera, padre di Alfredo, oggi una persona libera.

Il convegno è stato ricco di interessanti interventi da parte dei presidenti dell’osservatorio centro Antiviolenza Onlus, Tina Arbues, Giulia e Rosella di Manfredonia, Tea Di Milo, presidente dell’associazione “Una rosa per un sorriso” e la psicologa Veronica Gatto.Gli alunni e docenti hanno ascoltato con molta emozione gli interventi che hanno lasciato dei segni nel loro cuore.

Ultimo intervento di Rosamaria Scorese, sorella di Santa Scorese. Santa era una ragazza di Palo del Colle che dopo tre anni di persecuzione fu uccisa sotto il portone di casa sua. A nulla valsero le denunce in Questura, dove tra l’altro il padre era in servizio essendo un poliziotto. Né le denunce alla Asl di Bari nè ad importanti magistrati. La persecuzione di questa ragazza resta nella storia d’Italia come particolarità perché la vittima non conosceva il carnefice.A partire dal 1988 un giovane psicopatico, che casualmente l’ha sentita proclamare la Parola di Dio durante una celebrazione nella cattedrale di Bari, la segue ovunque, perseguitandola con un corteggiamento ossessivo e arrivando a un tentativo di violenza sessuale, al quale Santa a stento riesce a sottrarsi. La giovane è costretta a essere sempre accompagnata da qualcuno durante le sue uscite, in un’epoca in cui il reato di “stalking” ancora non è perseguibile e, conseguentemente, le denunce presentate dalla famiglia alle autorità competenti non sortiscono l’effetto sperato. Ma il suo persecutore, dopo avere detto che l’avrebbe lasciata in pace se avesse rinunciato alla fede e ad andare in chiesa,di fronte al rifiuto della ragazza,con una sfida alla sua scelta cristiana, la minaccia ancora scrivendole in un biglietto: “O mia o di nessuno, e nemmeno di Dio”. Compresa la gravità delle minacce, Santa confida al suo direttore spirituale: “Sappi che qualunque cosa mi succeda, io ho scelto Dio”. Nonostante le precauzioni, nella tarda serata di venerdì 15 marzo 1991 il suo persecutore attende sotto il portone che lei rincasi e la colpisce con quattordici coltellate. Soccorsa dai familiari e trasportata al Policlinico di Bari, Santa muore nelle prime ore del 16 marzo 1991. Le sue ultime parole sono di perdono per l’uomo che l’aveva uccisa. Oggi Santa Scorese riposa nel cimitero di Palo del Colle.

La manifestazione si conclusa con l’inaugurazione di una panchina rossa in ricordo delle vittime di femminicidio, davanti all’ingresso dell’istituto.

prof.ssa Tiziana Vescera

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